Sei candidato per All‑on‑4 se hai perso tutti i denti o porti una dentiera instabile, l’osso della mascella anteriore risulta sufficiente alla TAC e non hai patologie sistemiche non controllate. La conferma definitiva arriva solo dopo una CBCT/TAC 3D e una visita specialistica che valuti densità ossea, occlusione e terapie farmacologiche in corso. Senza questi controlli, qualsiasi previsione resta un’ipotesi.
In breve:
- La candidata ideale deve avere ossa sufficienti nella zona anteriore della mascella e superare controlli di densità ossea, occlusione e farmaci in corso.
- L’inclinazione degli impianti posteriori permette spesso di evitare innesti ossei, riducendo i tempi di trattamento e favorendo il carico immediato con denti funzionanti subito.
- Condizioni come terapia con bifosfonati endovenosi, radioterapia recente o patologie gravi escl useranno il trattamento, mentre diabete controllato e fumo ridotto favoriscono l’idoneità.
- La CBCT in 3D è fondamentale per pianificare correttamente il posizionamento degli impianti, analizzando qualità ossea, strutture anatomiche e altezza disponibile.
- La valutazione continua e la manutenzione periodica sono essenziali per prevenire complicanze come perimplantite o perdita degli impianti nel tempo.
Indice
- Che cos’è l’All‑on‑4 e come funziona il protocollo
- Chi è candidato: criteri clinici e fattori che favoriscono l’idoneità
- Controindicazioni e fattori di rischio che escludono o complicano il trattamento
- Quali esami servono per confermare la candidabilità?
- All‑on‑4 o alternative: quando scegliere All‑on‑6, innesti o impianti zigomatici
- Protesi, estetica e materiali: la questione della gengiva finta
- Quanto dura il recupero dopo l’All‑on‑4?
- Quanto costa l’All‑on‑4 e da cosa dipende il prezzo?
- Come lavora la clinica dalla prima visita alla protesi definitiva
- Gestione dell’osso ridotto senza ricorrere a innesti
- Come si svolge l’intervento chirurgico passo dopo passo
- Come cambia la qualità della vita dopo l’All‑on‑4
- All‑on‑4 dopo fallimenti precedenti o in casi complessi
- Come prevenire e gestire le complicanze nel follow-up
- Impatto a lungo termine e rischio di perdita degli impianti
- Perché la candidabilità conta più della tecnica in sé
- Consulenza gratuita per capire se sei candidato all’All‑on‑4
- Fonti
- Frequently asked questions
Che cos’è l’All‑on‑4 e come funziona il protocollo
L’All‑on‑4 riabilita un’intera arcata con quattro impianti: due anteriori inseriti dritti e due posteriori inclinati. Questa disposizione permette spesso il carico immediato, con una protesi fissa provvisoria applicata molto rapidamente dopo l’intervento.
L’inclinazione degli impianti posteriori non è un dettaglio tecnico secondario. Sfruttando l’osso disponibile davanti ai seni mascellari o al nervo alveolare inferiore, spesso evita la necessità di un innesto osseo che altrimenti allungherebbe i tempi di trattamento di mesi.
Il carico immediato significa che il paziente lascia lo studio con denti funzionanti, non con una bocca vuota in attesa di guarigione. La protesi provvisoria permette di mangiare, parlare e sorridere da subito, mentre gli impianti si integrano nell’osso.
Il protocollo si basa su tre elementi:
- Quattro impianti per arcata, posizionati con angolazioni calcolate al millimetro sulla base della TAC.
- Una protesi provvisoria avvitata, pronta in uno o due giorni dall’intervento.
- Un periodo di osteointegrazione di alcuni mesi prima della protesi definitiva.
Chi è candidato: criteri clinici e fattori che favoriscono l’idoneità
I candidati tipici rientrano in tre profili clinici distinti. Il primo è la persona con edentulia totale, cioè priva di denti naturali su un’arcata o su entrambe. Il secondo è chi porta protesi mobili instabili che scivolano durante la masticazione o compromettono la pronuncia. Il terzo è il paziente con denti residui a prognosi infausta, cioè compromessi da paradentite avanzata o carie profonde che rendono inutile qualsiasi tentativo di conservazione.
La valutazione clinica segue un percorso preciso:
- Analisi della CBCT/TAC per misurare quantità e qualità dell’osso crestale, soprattutto nella zona anteriore della mandibola o del mascellare superiore.
- Controllo delle comorbilità sistemiche: diabete, se presente, deve risultare controllato; non devono esserci infezioni orali attive.
- Verifica dello stato farmacologico, con particolare attenzione a terapie che influenzano la guarigione ossea.
- Valutazione della compliance del paziente: capacità di seguire l’igiene quotidiana, presentarsi ai controlli programmati e, se fumatore, ridurre o sospendere il fumo.
L’osso anteriore sufficiente resta il requisito più discriminante. Anche in presenza di atrofia posteriore, gli impianti inclinati spesso bypassano il problema, ma senza una base anteriore solida il protocollo standard non è applicabile.
Un consiglio: Prima della visita, porta un elenco completo dei farmaci che assumi, incluse eventuali terapie ormonali o integratori. Un dettaglio che sembra irrilevante al paziente può cambiare radicalmente il piano chirurgico del clinico.
Controindicazioni e fattori di rischio che escludono o complicano il trattamento
Alcune condizioni escludono il trattamento in modo netto, altre lo rendono più complesso ma non impossibile. La distinzione conta perché determina se serve solo un’attesa terapeutica o se l’All‑on‑4 non è proponibile.
Tra le controindicazioni assolute rientrano:
- Terapia con bifosfonati per via endovenosa, spesso prescritti in oncologia, per il rischio elevato di osteonecrosi dei mascellari.
- Radioterapia recente alla testa o al collo, che compromette la vascolarizzazione ossea necessaria all’osteointegrazione.
- Patologie sistemiche gravi e non controllate che impediscono qualsiasi chirurgia programmata.
Le controindicazioni relative includono diabete non compensato, osteoporosi in trattamento con bifosfonati orali, e il fumo, che riduce la vascolarizzazione dei tessuti e aumenta il rischio di fallimento implantare. In molti di questi casi un percorso di stabilizzazione clinica, come il controllo glicemico o la sospensione temporanea del fumo, riapre la strada al trattamento.
I bifosfonati per via endovenosa, spesso usati contro le metastasi ossee, rappresentano probabilmente la controindicazione più sottovalutata dai pazienti, perché raramente la collegano alla chirurgia dentale. Comunicare al chirurgo ogni farmaco assunto, anche quelli prescritti da altri specialisti, resta indispensabile prima di qualsiasi pianificazione. Per un quadro più ampio delle condizioni che influenzano l’idoneità implantare, la lista delle controindicazioni agli impianti dentali approfondisce i casi meno noti.
Quali esami servono per confermare la candidabilità?
La CBCT, o TAC 3D, è lo strumento che trasforma un’ipotesi clinica in un piano chirurgico. A differenza di una radiografia panoramica bidimensionale, la CBCT ricostruisce l’osso in tre dimensioni, mostrando spessore crestale, altezza disponibile e la posizione esatta di strutture anatomiche come il nervo alveolare o i seni mascellari.
Il percorso diagnostico completo comprende:
- Scansione CBCT per misurare volume e densità ossea nei quattro siti di inserimento previsti.
- Esami ematici di base, incluso il controllo della glicemia nei pazienti diabetici e degli indici di coagulazione.
- Valutazione occlusale per capire come le due arcate si rapportano tra loro e pianificare la protesi con tecnologia CAD/CAM.
- Analisi dei tessuti molli, per verificare l’assenza di infezioni gengivali attive.
Il clinico legge questi dati cercando soglie precise: uno spessore crestale adeguato a ospitare il diametro dell’impianto, un’altezza ossea sufficiente a garantire stabilità primaria, e un’angolazione che permetta di posizionare gli impianti posteriori senza invadere strutture nervose. Chi vuole capire meglio cosa chiedere durante la prima visita può consultare la pagina su torque e stabilità implantare, che spiega in modo pratico i parametri clinici richiesti in visita.
All‑on‑4 o alternative: quando scegliere All‑on‑6, innesti o impianti zigomatici
L’All‑on‑4 è preferibile quando l’osso anteriore è sufficiente e l’obiettivo è ridurre i tempi di trattamento evitando un innesto osseo. È la soluzione più diretta quando il paziente vuole passare dalla protesi mobile a denti fissi nel minor tempo possibile.
L’All‑on‑6 entra in gioco quando serve un supporto maggiore, per esempio in presenza di carichi masticatori elevati o quando il progetto protesico richiede una distribuzione più ampia delle forze su sei impianti invece di quattro. Gli innesti ossei restano indicati quando l’atrofia è troppo estesa anche per gli impianti inclinati, oppure quando le esigenze estetiche richiedono di ricostruire il volume dei tessuti prima della riabilitazione. Chi vuole capire quando un innesto osseo è davvero necessario trova indicazioni pratiche su questa distinzione.
Nei casi di atrofia ossea severa, quando anche l’osso posteriore residuo è insufficiente, si valutano gli impianti zigomatici, ancorati all’osso zigomatico piuttosto che al mascellare. È una soluzione più invasiva, riservata a casi selezionati dove le alternative standard non sono praticabili. La scelta tra queste opzioni dipende sempre dalla lettura della CBCT insieme al progetto protesico finale, mai da una preferenza generica.
Protesi, estetica e materiali: la questione della gengiva finta
Molte protesi All‑on‑4 includono una flangia in resina rosa che simula la gengiva, necessaria quando la perdita ossea verticale ha lasciato uno spazio tra i denti e il margine gengivale naturale. Questa soluzione funziona bene dal punto di vista funzionale ma può presentare limiti estetici e di pulizia, perché lo spazio sotto la flangia richiede un’igiene più attenta con strumenti dedicati.
Quando l’osso residuo lo consente, esistono alternative senza gengiva finta, con la protesi che replica solo i denti e poggia direttamente sul tessuto naturale, semplificando la pulizia quotidiana. La scelta dipende dall’entità della perdita ossea verticale valutata alla CBCT.
Per la protesi definitiva, zirconio e ceramica restano i materiali più usati:
- Lo zirconio offre resistenza meccanica elevata, indicato per chi ha un morso forte o bruxismo.
- Le ceramiche stratificate danno un risultato estetico più naturale nella zona anteriore visibile.
- La struttura interna in metallo o zirconio pieno distribuisce i carichi masticatori sui quattro impianti.
Un consiglio: Chiedi sempre uno spazzolino interdentale specifico per protesi su impianti: la pulizia sotto la flangia richiede uno strumento diverso da quello usato per i denti naturali.
Quanto dura il recupero dopo l’All‑on‑4?
Il percorso si articola in tre fasi principali, ciascuna con una tempistica precisa.
- Visita e pianificazione: comprende CBCT, esami ematici e progettazione digitale della protesi, di solito completata in una o due sedute.
- Intervento chirurgico e consegna della protesi provvisoria: la protesi fissa viene applicata entro 24‑48 ore dall’inserimento degli impianti.
- Osteointegrazione e protesi definitiva: il processo di fusione tra osso e impianto richiede in genere tra 3 e 6 mesi, al termine dei quali si passa alla protesi finale in zirconio o ceramica.
Durante l’osteointegrazione sono previsti controlli periodici per verificare stabilità implantare e stato dei tessuti gengivali. Gonfiore lieve e fastidio nei primi giorni sono normali; dolore persistente, sanguinamento prolungato o mobilità della protesi provvisoria richiedono invece un contatto immediato con il clinico. Il periodo di recupero e i controlli successivi sono descritti in dettaglio nella guida su recupero e manutenzione All‑on‑4.
Quanto costa l’All‑on‑4 e da cosa dipende il prezzo?
Il preventivo per un’arcata All‑on‑4 varia in base a diverse voci di costo che vale la pena isolare prima di confrontare offerte diverse.
- Esami diagnostici: CBCT, esami ematici e visita specialistica iniziale.
- Impianti: il numero e il tipo di impianto utilizzato per arcata.
- Protesi provvisoria: la struttura fissa applicata rapidamente dopo l’inserimento degli impianti.
- Protesi definitiva: la componente in zirconio o ceramica realizzata dopo l’osteointegrazione.
- Eventuali innesti ossei, se la CBCT rivela la necessità di integrare volume osseo prima o durante l’intervento.
Confrontare preventivi richiede di chiedere sempre il dettaglio di ogni voce: materiali degli impianti, marca della protesi, garanzie scritte incluse e numero di controlli post‑operatori previsti. Il turismo dentale può offrire risparmi concreti rispetto ai listini italiani, ma conviene sempre verificare che l’assistenza post‑operatoria e le garanzie siano parte integrante del pacchetto, non un’opzione a parte.
Come lavora la clinica dalla prima visita alla protesi definitiva
Il percorso in clinica segue una sequenza precisa: consulenza iniziale, CBCT interna, progettazione del piano con tecnologia CAD/CAM, intervento chirurgico, consegna della protesi provvisoria, controlli programmati e infine protesi definitiva.

La clinica Lela Dental ha trattato oltre 5.600 pazienti e realizzato più di 6.500 impianti dentali sotto la direzione del Prof. Fatmir Lela e del Dott. Felix Lela. L’uso della tecnologia CAD/CAM interna permette di progettare e produrre le protesi in loco, riducendo i tempi tra progettazione e consegna del provvisorio.
Per i pazienti italiani, l’assistenza continua in italiano e le garanzie scritte sui trattamenti offrono un punto di riferimento chiaro durante tutto il percorso, dalla prima valutazione al controllo finale. Chi vuole una prima valutazione può inviare foto del sorriso, un’eventuale panoramica dentale recente e un breve riepilogo dell’anamnesi medica: sono gli elementi minimi che permettono al team clinico di dare un’indicazione preliminare prima ancora della CBCT completa.
Gestione dell’osso ridotto senza ricorrere a innesti
Non tutti i pazienti con osso ridotto devono necessariamente passare per un innesto. Il protocollo All‑on‑4 nasce proprio per gestire l’atrofia moderata attraverso modifiche tecniche piuttosto che con la ricostruzione ossea.
L’inclinazione degli impianti posteriori, tipica del protocollo, sfrutta le porzioni di osso più dense e disponibili, spesso davanti al seno mascellare superiore o al nervo alveolare inferiore alla mandibola. Questo permette di ottenere una stabilità primaria adeguata anche quando l’osso verticale nella zona posteriore è scarso.
In alcuni casi il chirurgo modifica ulteriormente il protocollo standard: allunga gli impianti anteriori, cambia il diametro protesico o distribuisce diversamente il carico tra i quattro punti di ancoraggio. Queste variazioni non sono improvvisazioni, ma adattamenti pianificati sulla base della lettura della CBCT.
Quando anche queste strategie non bastano, restano due strade: un innesto osseo mirato solo nella zona critica, oppure il passaggio a soluzioni come gli impianti zigomatici nei casi di atrofia più marcata. La decisione finale dipende sempre dal rapporto tra volume osseo residuo e progetto protesico, non da una regola generale applicabile a tutti i pazienti.
Il punto chiave è che l’assenza di osso sufficiente non esclude automaticamente il trattamento. Spesso significa solo che il protocollo va adattato, non abbandonato.
Come si svolge l’intervento chirurgico passo dopo passo
La preparazione postoperatoria comincia settimane prima dell’intervento. Il paziente completa gli esami ematici, sospende se necessario terapie anticoagulanti sotto controllo medico e, se fumatore, riceve indicazioni per ridurre il fumo nei giorni precedenti, un fattore che influenza direttamente la guarigione dei tessuti.
Il giorno dell’intervento segue una sequenza precisa:
- Anestesia locale, talvolta con sedazione leggera per i pazienti più ansiosi.
- Estrazione dei denti residui non recuperabili, se presenti.
- Inserimento dei quattro impianti, due anteriori dritti e due posteriori inclinati, guidato dalla pianificazione digitale basata sulla CBCT.
- Verifica della stabilità primaria di ciascun impianto tramite torque metrico.
- Applicazione della protesi provvisoria avvitata, completata entro 24‑48 ore.
La gestione post‑operatoria immediata prevede una dieta morbida per le prime settimane, l’uso di antidolorifici e talvolta antibiotici prescritti dal chirurgo, e l’applicazione di ghiaccio nelle prime 24‑48 ore per limitare il gonfiore. Un controllo a distanza di pochi giorni verifica che la protesi provvisoria sia stabile e che i tessuti gengivali stiano guarendo correttamente. Evitare sforzi fisici intensi e il fumo nella prima settimana accelera in modo concreto il processo di guarigione.
Come cambia la qualità della vita dopo l’All‑on‑4
L’impatto psicologico della perdita dentale totale è spesso sottovalutato rispetto a quello funzionale. Molti pazienti riferiscono di aver evitato per anni di sorridere apertamente o di parlare in pubblico a causa di una protesi mobile instabile o di denti visibilmente compromessi.
Il passaggio a denti fissi cambia rapidamente la percezione di sé. La funzione masticatoria migliora già nelle prime settimane, permettendo di riprendere un’alimentazione varia senza le limitazioni tipiche delle protesi mobili, che spesso escludono cibi duri o fibrosi.
Il recupero della fiducia sociale segue tempi diversi da persona a persona. Alcuni pazienti riportano un miglioramento immediato nell’interazione quotidiana già con la protesi provvisoria, perché il timbro vocale e l’estetica del sorriso cambiano dal primo giorno. Altri hanno bisogno del periodo di osteointegrazione completo per sentirsi davvero a proprio agio con la nuova arcata, soprattutto se in precedenza avevano vissuto esperienze negative con altre riabilitazioni.
Va detto con chiarezza che l’All‑on‑4 non risolve automaticamente ogni aspetto psicologico legato alla perdita dentale. La compliance nell’igiene quotidiana, il rispetto dei controlli programmati e la gestione realistica delle aspettative estetiche restano parte del percorso quanto l’intervento stesso. Chi arriva alla visita con aspettative chiare, informato sui limiti e le potenzialità della tecnica, tende ad affrontare meglio anche la fase di adattamento iniziale.

All‑on‑4 dopo fallimenti precedenti o in casi complessi
Non tutti i pazienti arrivano all’All‑on‑4 come prima soluzione. Molti hanno già affrontato tentativi di conservazione dentale falliti, impianti singoli persi per perimplantite, o protesi rimovibili diventate insostenibili nel tempo.
In questi casi la valutazione clinica richiede un’attenzione maggiore. La CBCT deve documentare non solo l’osso disponibile ma anche eventuali difetti lasciati da estrazioni o impianti falliti in precedenza, che a volte riducono il volume osseo nelle zone dove si prevede di posizionare i nuovi impianti. Un’infezione residua non trattata correttamente in un sito precedente può compromettere anche il nuovo intervento se non viene affrontata prima.
I casi complessi comprendono anche pazienti con bruxismo severo, che richiede protesi rinforzate e un piano occlusale specifico per distribuire meglio le forze masticatorie sui quattro impianti. Rientrano in questa categoria anche i pazienti con perdita ossea asimmetrica tra i due lati dell’arcata, dove il protocollo standard va adattato con angolazioni diverse da un lato all’altro.
Per chi ha già vissuto un fallimento implantare, il messaggio più utile è che una diagnosi accurata alla base del nuovo piano riduce sensibilmente il rischio di ripetere lo stesso errore. Comunicare al chirurgo ogni dettaglio del trattamento precedente, comprese le cause del fallimento se note, permette di correggere la strategia invece di riproporre lo stesso approccio che non ha funzionato.
Come prevenire e gestire le complicanze nel follow-up
La maggior parte delle complicanze dell’All‑on‑4 si previene con controlli regolari, non si risolve dopo che si sono manifestate. Un programma di follow‑up strutturato prevede visite a intervalli definiti nei primi mesi, seguite da controlli periodici anche dopo la consegna della protesi definitiva.
La perimplantite, un’infiammazione dei tessuti attorno all’impianto, è la complicanza più comune nel medio periodo e nella maggior parte dei casi è collegata a un’igiene domiciliare insufficiente o a un accumulo di placca sotto la protesi. La prevenzione passa attraverso l’uso quotidiano di scovolini o irrigatori specifici e sedute professionali di igiene a intervalli regolari, di solito ogni sei mesi.
I segnali precoci da monitorare includono:
- Sanguinamento gengivale persistente attorno agli impianti.
- Gonfiore o arrossamento che non si risolve in pochi giorni.
- Percezione di mobilità nella protesi, anche minima.
- Alitosi persistente nonostante un’igiene regolare.
Quando questi segnali compaiono, intervenire rapidamente con una pulizia professionale approfondita e, se necessario, una terapia antibiotica locale spesso ferma la progressione prima che comprometta la stabilità dell’impianto. Ritardare il controllo, al contrario, aumenta il rischio che l’infiammazione raggiunga l’osso di supporto.
Impatto a lungo termine e rischio di perdita degli impianti
Nel lungo periodo, il rischio principale per gli impianti All‑on‑4 resta la perimplantite non trattata, che se trascurata a lungo può portare a una progressiva perdita di osso attorno all’impianto e, nei casi più gravi, alla sua mobilizzazione.
La perdita implantare vera e propria è un evento relativamente raro quando il paziente segue il programma di controlli e mantiene una buona igiene, ma il rischio aumenta sensibilmente in presenza di fumo continuato, diabete non controllato o assenza di manutenzione professionale regolare. Anche il bruxismo non gestito con una protesi adeguata può sottoporre gli impianti a carichi eccessivi nel tempo.
Il fattore più determinante per la durata nel lungo periodo non è la tecnica chirurgica in sé, ma la costanza nei controlli successivi. Una protesi ben progettata su impianti correttamente posizionati può durare molti anni, ma solo se accompagnata da igiene quotidiana rigorosa e visite di manutenzione programmate, in genere ogni sei o dodici mesi a seconda del profilo di rischio del paziente. La pagina sulla manutenzione degli impianti dentali descrive nel dettaglio la routine consigliata per prevenire complicanze tardive.
Perché la candidabilità conta più della tecnica in sé
La maggior parte dei contenuti online sull’All‑on‑4 si concentra sulla tecnica chirurgica, sui materiali o sui costi. Questo articolo parte da un presupposto diverso: la domanda che conta davvero non è «come funziona l’All‑on‑4», ma «sono davvero candidato».
La differenza non è retorica. Un paziente con osso anteriore insufficiente o in terapia con bifosfonati endovenosi non diventa candidato leggendo una guida più dettagliata sulla chirurgia. Diventa candidato, se possibile, solo attraverso un percorso di valutazione che a volte richiede mesi di preparazione clinica prima ancora di parlare di intervento.
Il punto sottovalutato dalla maggior parte delle guide è che la candidabilità non è un dato fisso al momento della prima visita. Il diabete si può stabilizzare, il fumo si può ridurre, un’infezione gengivale si può curare. Trattare la valutazione iniziale come un verdetto definitivo, invece che come punto di partenza per un percorso di ottimizzazione, porta molti pazienti a scartare l’opzione troppo presto, senza sapere che alcune barriere sono temporanee.
Chi arriva alla prima visita con esami aggiornati e un quadro farmacologico chiaro accelera concretamente il proprio percorso. È un dettaglio pratico che vale più di qualsiasi promessa sui tempi di recupero.
— Turismo
Consulenza gratuita per capire se sei candidato all’All‑on‑4
Turismodental è l’alternativa concreta a un percorso implantologico più lungo e costoso in Italia. La clinica Lela Dental a Tirana offre trattamenti All‑on‑4 con TAC 3D interna, progettazione CAD/CAM in loco e assistenza continua in italiano durante tutte le fasi, a prezzi fino al 75% inferiori rispetto ai listini italiani.

Per una prima valutazione della propria candidabilità basta inviare alcune foto del sorriso, una panoramica dentale recente se disponibile, e un breve riepilogo dell’anamnesi medica, comprese eventuali terapie farmacologiche in corso. Il team clinico, guidato dal Prof. Fatmir Lela e dal Dott. Felix Lela, fornisce un’indicazione preliminare in pochi giorni, prima ancora della CBCT completa in clinica.
Chi vuole approfondire il funzionamento specifico dell’impianto dentale prima di prenotare può consultare la pagina su come funziona un impianto dentale. Per richiedere un preventivo dettagliato basato sulla propria situazione, il primo passo è inviare la documentazione e prenotare una consulenza con il team di Turismodental.
Fonti
L’EAO fornisce linee guida tecniche sul carico immediato nelle riabilitazioni full‑arch. La voce su Paulo Maló, ideatore della tecnica, offre contesto storico sull’origine del protocollo All‑on‑4.
Questo articolo fornisce informazioni generali e non sostituisce il parere di un medico qualificato. Consulta un professionista sanitario qualificato riguardo al tuo caso specifico prima di agire in base a questo contenuto.
- Implantologia guidata All on Four: cos’è e come funziona | Guida completa
- Guida Completa All’Implantologia All On 4 | Vantaggi E Costi
- Implantologia All on 4: guida completa alla riabilitazione dentale fissa
- Consenso informato: implantologia osteointegrata a carico immediato su 4 impianti
Frequently asked questions
Quanto costa un impianto All‑on‑4?
Il costo varia in base a esami diagnostici, tipo di impianti, protesi provvisoria e definitiva ed eventuali innesti ossei necessari. Confrontare preventivi richiede sempre di chiedere il dettaglio completo di materiali, fasi e garanzie incluse.
Cosa significa “All‑on‑4” in ambito dentale?
Significa riabilitare un’intera arcata con quattro impianti, due anteriori dritti e due posteriori inclinati, spesso con carico immediato tramite protesi provvisoria applicata entro 24‑48 ore.
È possibile avere l’All‑on‑4 senza gengiva finta?
Sì, quando la perdita ossea verticale è limitata. La flangia in resina rosa che simula la gengiva serve solo a compensare spazi più ampi lasciati da un’atrofia ossea significativa.
È possibile avere 12 denti fissi su 4 impianti?
Sì, la protesi All‑on‑4 replica in genere un’arcata completa, con denti fissi supportati da soli quattro impianti, grazie alla distribuzione dei carichi resa possibile dagli impianti posteriori inclinati.
